
Nel recente servizio de Le Iene dedicato al caso Busetto, è intervenuta la criminalista e antropometrista Sara Capoccitti, offrendo un contributo tecnico fondamentale per chiarire alcuni aspetti controversi dell’indagine. Il caso ruota attorno alla morte della signora Pamio, trovata senza vita in circostanze ancora oggetto di attenzione investigativa.
Durante le indagini, gli inquirenti hanno rinvenuto una catenina d’oro nell’abitazione di Giovanna Busetto e hanno ipotizzato che potesse trattarsi dello stesso oggetto appartenuto alla vittima.
Per verificare questa ipotesi, è stato richiesto un approfondimento tecnico volto a stabilire se le due catenine potessero essere identiche. La criminalista Sara Capoccitti, esperta in antropometria forense e analisi comparativa d’immagini, ha analizzato le fotografie e i filmati disponibili utilizzando il software Amped Five, uno strumento avanzato di elaborazione forense delle immagini digitali.
Dalle analisi è emerso che le condizioni delle immagini — in particolare angolazione, risoluzione e deformazioni prospettiche — non permettevano una misurazione con un livello di accuratezza accettabile.
In termini tecnici, i margini di errore risultavano troppo elevati per affermare con certezza una corrispondenza tra le due catenine. Per superare i limiti dell’analisi digitale, la Capoccitti ha condotto un esperimento pratico con la collaborazione dell’orafa Raffaella Arci.
Sono state prese in esame tre catenine d’oro di lunghezze note: 58 cm, 65 cm e 70 cm, in modo da riprodurre condizioni simili a quelle presenti nella fotografia analizzata. Il confronto ha mostrato che la catenina ritratta nella foto appare visibilmente più lunga dei 58 cm ipotizzati dagli inquirenti e più compatibile con una lunghezza compresa tra i 65 e i 70 cm. Alla luce dei risultati, la dott.ssa Capoccitti ha precisato che non è possibile stabilire un’identità certa tra la catenina rinvenuta a casa della Busetto e quella visibile sul corpo della signora Pamio.
Le differenze dimensionali riscontrate e l’impossibilità di ottenere misure precise rendono la corrispondenza non dimostrabile dal punto di vista forense.
